L’America del college tennis: borse di studio per un anno in più

L’emergenza Coronavirus si fa sentire pesantemente anche negli Stati Uniti, anche per i nostri tennisti che sono al college. Da oltre un mese a questa parte tutte le competizioni, allenamenti, e lezioni sono state sospese. Il semestre scolastico verrà concluso regolarmente in modalità online ma per quanto riguarda la parte tennistica ci sono diversi punti interrogativi.

La maggior parte dei ragazzi sono tornati in Italia con gli ultimi voli in partenza dagli Stati Uniti, viaggi davvero complicati lunghi anche fino a 3 giorni.

La NCAA (l’organizzazione che gestisce tutti gli sport universitari) ha permesso a tutti gli ‘student-athlete’ di recuperare l’anno sportivo “perso”: questo vuol dire che tutti i giocatori avrebbero a disposizione un ulteriore anno di borsa di studio nella stessa università o cambiando università. Questo però non significa che ogni università offrirà questo ulteriore anno di eleggibilità a tutti, in quanto ogni ‘conference’ avrà la possibilità di votare e decidere se seguire questa strada. Dopodiché le singole università potranno ancora decidere in base al proprio budget se concedere agli atleti un altro anno di eleggibilità.

Diversi giocatori avevano già deciso che strada percorrere una volta laureati ma questa imprevista e imprevedibile situazione ha aperto forse un’ulteriore strada in quanto, ipoteticamente, gli studenti che si laureano quest’anno potrebbero coprire le spese di un “master” con la borsa di studio sportiva del prossimo anno e giocare per la squadra della loro università un’ulteriore stagione.

Per capire la realtà con cui hanno dovuto fare i conti i nostri tennisti-studenti in questo particolare frangente abbiamo contattato Giovanni Oradini, attualmente il giocatore italiano con il più alto UTR (13.59), cioè il punteggio che i college utilizzano per indicare il livello di gioco, classifica 2.2 FIT, il quale è tornato in Italia a causa dell’emergenza coronavirus.

“Sono partito da Memphis, per arrivare a Chicago dove poi ho preso un volo per Francoforte. Arrivato a Francoforte ho trovato un volo per Venezia – racconta Oradini – e poi la mia famiglia è venuta prendermi in macchina. Un viaggio molto particolare durato più di 30 ore”.

Gli Stati Uniti si sono fatti trovare impreparati, come tutti, di fronte allo scoppio della pandemia.

“ A Chicago pochi avevano le mascherine, e prima che partissi molte persone andavano ancora in vacanza al lago e non …”

Ciononostante Oradini è convinto e soddisfatto della scelta che ha fatto.

“L’idea del ‘college tennis’, cioè di chiedere una borsa di studio per andare a frequentare l’Università negli Stati Uniti giocando nel campionato universitario NCAA l’ho sempre avuta ma non avevo mai approfondito i vari step. Finite le superiori, anche se sapevo che ero abbastanza in ritardo con tutte le procedure, ho iniziato a considerare questo percorso. Ripensandoci adesso, avrei davvero avuto bisogno di un’assistenza per tutta la parte burocratica che c’era da fare prima di arrivare al college. Mi sono ritrovato ad improvvisare e fare il visto e gli esami di lingua all’ultimo minuto”.

Il tennista di Rovereto studia nel Mississippi.

“Sono entrato in contatto con la Mississippi State University, e sin da subito i coach erano molto interessati e mi hanno dato tanta fiducia. C’era un progetto davvero interessante, conoscevo alcuni giocatori che avevano un ranking ITF davvero alto e a gennaio del 2017 decisi di partire per Starkville”.

L’università lo sta aiutando a crescere molto anche come tennista.

“Il ‘college tennis’ ha avuto un impatto davvero positivo su di me! Prima di arrivare al college non mi sentivo ancora maturo; avevo molta difficoltà a gestire le mie emozioni in campo”.

“ Posso giocare a tennis ad un livello altissimo, ho un team di allenatori, preparatori e fisioterapisti, a disposizione in qualsiasi momento della giornata, e strutture all’avanguardia. Insieme a tutto questo posso strutturare le lezioni universitarie in base ai miei allenamenti e laurearmi in 4 anni mentre mi dedico al 100% alla mia passione, il tennis, cercando di superare i miei limiti”.

Il livello di gioco del tennis universitario americano è davvero molto buono (Chi volesse maggiori informazioni può visitare il sito: www-ts-collegetennis.com o contattare [email protected] n.d.r.).

“Nel circuito ci sono tanti giocatori che sono usciti dal ‘college tennis’ e spero che anche in Italia si inizii a capire il valore. Nelle ‘conference’ più rinomate, in divisione 1, il livello di gioco è quello di Future e Challenger. Ho giocato contro Arthur Rinderknech attualmente con un ranking ATP di 161, ho battuto J.J Wolf (ATP 144), e ho avuto un match molto combattuto con Paul Jubb (ATP 519)”.

Giovanni ha raggiunto a livello individuale un best ranking di #5 a livello NCAA e in doppio di #3. Con Mississippi State sono arrivati fino alla 2a posizione a livello college di Divisione 1. Nuno Borges (ATP 599) era il loro #1.

“Ora sono un senior e quest’anno avrei dovuto finire la mia avventura del ‘college tennis’. La mia idea è di tentare la strada del professionismo a tempo pieno; ora che ci sarebbe la possibilità di rimanere un ulteriore anno alla Mississippi State University vediamo, ma sicuramente cercherò di scalare le classifiche ATP per vedere dove potrò arrivare”.

Coronavirus: le regole per la ripartenza di palestre, piscine e centri danza

Tra le attività che attendono di ripartire dopo il lungo lockdown ci sono palestre, piscine, centri danza e circoli sportivi di tutta Italia.

Tutto questo settore spera che il ministro dello sport Spadafora dia il via libera il 18 maggio con le linee guida da rispettare che dovranno essere valutate dal Comitato tecnico scientifico del governo.

Dopo l’emanazione delle linee guida, in ambito sportivo sarà compito e responsabilità delle singole Federazioni olimpiche e paralimpiche, delle Discipline sportive associate e degli Enti di promozione sportiva, emanare appositi protocolli applicativi di dettaglio o integrare quelli già adottati.

Ecco le regole che dovranno essere seguite per la ripartenza:

UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE: – valutare la possibilità di riorganizzare il lavoro con l’obiettivo di ridurre il numero di operatori sportivi (ovvero sia chi pratica l’attività sia il personale autorizzato a stare nell’impianto) contemporaneamente presenti; – suddividere gli operatori in gruppi che svolgono la medesima mansione e nei medesimi luoghi; – formazione a distanza del personale; – determinare più dettagliatamente il rischio per area e la possibile dimensione degli spostamenti; – organizzare un sistema di sanificazione ad ogni cambio turno e una costante pulizia degli spazi; – indicare le corrette modalità e i tempi di aerazione dei locali; – esporre procedure informative nel sito, nelle zone di accesso, nei luoghi comuni, nelle zone di attività sportiva, nonché negli spogliatoi e nei servizi igienici; – predisporre un sistema di raccolta dedicato ai rifiuti potenzialmente infetti (come fazzoletti e mascherine).

PROTEZIONE E PREVENZIONE: – utilizzo dei dispositivi di prevenzione del contagio (mascherine chirurgiche, guanti monouso); – pulizia e sanificazione dei luoghi e delle attrezzature; – realizzazione di segnaletica nel centro di entrata e uscita ben evidenziati; – preparazione dei locali con percorsi differenziati; – predisposizione di piani di evacuazione che evitino aggregazione in caso di necessità o urgenza; – divieto di scambio tra operatori e personale comunque presente nel sito di dispositivi (smartphone, tablet) e di attrezzi sportivi.

PRATICHE DI IGIENE: – lavarsi frequentemente le mani, anche attraverso appositi dispenser di gel disinfettanti; – mantenere la distanza interpersonale minima di 1 metro, preferibilmente 2, in caso di attività metabolica a riposo; – evitare di lasciare in luoghi condivisi con altri gli indumenti indossati per l’attività fisica, ma riporli in zaini o borse personali e, una volta a casa, lavarli separatamente dagli altri indumenti; – disinfettare i propri effetti personali evitando di condividerli (borracce, fazzoletti, attrezzi); – arrivare nel sito già vestiti adeguatamente all’attività che si andrà a svolgere e muniti di buste sigillanti per la raccolta di rifiuti potenzialmente infetti; – bere sempre da bicchieri monouso o bottiglie personalizzate; – gettare subito in appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati (ben sigillati).

Coronavirus Covid-19: Us Acli Bologna, per sostegno alle famiglie ripartire dallo sport. Al via “borse” per bimbi meno abbienti

“In queste settimane (e in quelle che verranno) le famiglie sono state il vero welfare d’emergenza. Adesso è tempo di fare qualcosa per loro e per i bambini”. Queste le parole di Filippo Diaco, membro di presidenza dell’Unione sportiva Acli nazionale e di Bologna, che da tempo ha avviato il progetto delle “borse sport”, per permettere alle famiglie meno abbienti di far praticare attività sportiva ai figli. “Sull’onda dell’esperienza molto positiva delle “borse sport”, abbiamo apprezzato il proposito della Regione e dell’assessore Lepore di offrire voucher sportivi (estivi o da settembre, questo si vedrà) per le famiglie”. Un’idea che l’Us Bologna sostiene da tempo. Per Diaco, “non bisogna forzare i tempi della riapertura delle scuole o della ripresa delle attività, ma occorre dare alle famiglie certezze sul futuro. Prima di pensare al ‘quando’, è necessario pensare al ‘come’. Bisogna farlo soprattutto per quei bambini che non vivono situazioni ottimali in famiglia e che non hanno accesso alla didattica online”, bambini stranieri appena inseriti a scuola e bambini con disabilità e bisogni speciali. Lo sport è un veicolo potente, in termini di benessere e socialità: “penso sia più semplice far tornare i bambini a fare sport, che a scuola: auspico per l’estate soluzioni che permettano di mantenere le distanze di sicurezza, ad esempio all’aperto, usando parchi pubblici o impianti sportivi” prosegue Diaco. Us Acli ha deciso di intensificare i contatti con quartieri e associazioni del territorio, al fine di intercettare più beneficiari possibile delle “borse sport”.